Modelli e modelle

A me non interessano i commenti che girano nella rete su questa foto e il commento scritto sul manifesto stesso da questo imbecille.

A me non meraviglia affatto (purtroppo) la scritta sul manifesto, anzi quasi mi dispiaccio che sia l’unica. L’unica scritta a chiari e ignoranti lettere con un pennarello. Perché di certo non l’unica realmente se si guarda ai commenti in rete (per portare solo un esempio, le note al seguente articolo: http://www.fashionblog.it/post/2637/irina-e-la-nuova-modella-di-intimissimi).

E certamente non si può dire che manifesti e pubblicità (e film e programmi televisivi e così via) non influenzino apertamente o subdolamente il pensiero di oggi. Ciò che si legge sul manifesto (“Lei non ha problemi..”, tradotto in italiano corretto ovviamente) è la trascrizione semplificata di quello che il genere maschile è portato a cercare, non solo al giorno d’oggi ma da sempre. Solo che il “giorno d’oggi” lo consente, lo avvalla, anche con la complice volontà femminile che si presta a tutto questo “per vivere”, talvolta. Talvolta invece, nella vita quotidiana, solo per il desiderio di essere al centro dell’attenzione. Ma poi attenzione di cosa? Dell’istinto?

La donna “disinvolta”, “sciolta”, “semplice” nel senso di poco complessa. Perché anche la semplicità oggi ha cambiato significato, come tante altre cose.

Questa donna, più della donna “bella”, è il porto preferito dove il genere maschile vuole approdare. La semplificazione del ragionamento e comportamento implica meno responsabilità da cui fuggire a passi lunghi e ben distesi.

L’ignoranza grammaticale della scritta rispecchia, attuando una costrizione analogica, l’impreparazione al rapporto di coppia vero e completo.

Nulla di diverso forse da quello che storicamente è sempre accaduto, ma dal XX secolo esiste un’arma in più che globalizza, rendendo normale, giusta e umanamente accettabile questa visione delle cose.

Questo tipo di pubblicità (dove la modella di turno porge ciò che ha di visibile al passante o al telespettatore) condiziona i desideri del ricevente del messaggio. Chiunque abbia fatto un po’ di marketing e comunicazione pubblica conosce queste regole, così come le conoscono gli esperti sondaggisti e chiunque si occupi di linguaggi. Per quanto ci possiamo definire “autonomi”, effettivamente in qualsiasi scelta oggi non lo siamo davvero più. Stereotipi e schemi proposti condizionano inevitabilmente la nostra vita e le nostre scelte. Ci sentiamo “falliti” se otteniamo cose diverse da quello che le persone formate secondo gli schemi considerano “successo”. Ci giustifichiamo, trovando, scavando, inventando pregi, se tra gli amici si sceglie un ragazzo e una ragazza che non rispecchia il canone del bello che va di moda perché una pulce nell’orecchio, e la tv accesa, ci sussurra che non abbiamo fatto la scelta migliore “sul mercato”. Mi sembra di vivere nella bottega di un macellaio.

Non si parla più infatti solo di condizionamenti estetici, ma proprio di quelli che influiscono su scelte più profonde. La disponibilità, mostrata fisicamente dalle immagini, diventa disponibilità percepita negli atteggiamenti, negli sguardi, nei gesti, che pure sono sempre stati segnali di attrazione tra sessi, ma ora, rinforzato dalle “propagande”, diventa lo stereotipo e cioè, il gesto, l’atteggiamento, lo sguardo (malizioso, provocante, disponibile) sono in assoluto il ponte per approcciare l’altro sesso, è ciò che lo rende interessante, e per il quale valga una spendita del proprio prezioso tempo. Questo è ciò che riporta davvero indietro di decenni di evoluzione, quando una donna diponibile era “solo” quella donna che mostrava il suo corpo. Ora è peggio. La donna disponibile è tutto quello che rientra in questo schema peggiorando invece di migliorare la cosiddetta emancipazione femminile. Questo poiché l’mmagine della donna pubblicizzata, ammirata e osannata dai mezzi di comunicazione è la donna libera da vecchi “tabù”, autonoma, in pace con la propria femminilità, cose però da tradurre più semplicisticamente con la frase riportata nel manifesto. Di conseguenza, sociogicamente parlando, il fenomeno moderno riporta indietro di almeno un secolo la situazione femminile, e riguardo alle interrelazioni più semplici, condiziona e imprigiona le scelte di ragazzi e ragazzi nel loro vivere quotidiano attimo dopo attimo.

Ecco perché nella sua sporca infantilità (che brutta coppia di parole) la frase è esemplare.

(ecco il link del blog che spiega la vicenda ed espone una delle possibili opinioni sul fatto: http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2010/01/06/il-sessista-non-ha-bisogno-di-scuse).

Pubblicato in: on gennaio 19, 2010 at 7:20 pm  Lascia un commento  
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